Un chip per controllare l’assunzione di farmaci nei pazienti

Un chip per controllare l'assunzione di farmaci nei pazienti Farmaco

La tecnologia nell’ambito medico riveste un’importanza vitale per la salvaguardia della salute dei cittadini. Molti progressi sono stati fatti nell’ultimo ventennio e molti altri ancora ne verranno fatti negli anni a seguire. E’ di qualche giorno fa la notizia dell’approvazione dal parte della FDA di un nuovo dispositivo medico che a quanto pare riesce a verificare se in pazienti assumono i loro farmaci o meno. Si sta forse superando il limite in quanto caso?

Questo dispositivo è composto da un chip e da un segnalatore molto simile ad un cerotto indossato dal paziente. Il chip viene inserito nel farmaco il quale, una volta inghiottito, entra in contatto con l’acido gastrico del paziente ed emana un segnale ricevuto dal cerotto. Questo comunica un messaggio ad un app installata sullo smartphone del paziente che la pillola è stata effettivamente presa. Questa informazione verrà condivisa dai familiari, dal medico e dal team di assistenza.

Spesso accade che molti pazienti dimentichino di assumere un determinato farmaco, essenziale a volte per la propria salute. Questa dimenticanza causa delle incomprensioni, conducendo il medico su una strada errata costringendolo a rivedere il dosaggio del suddetto farmaco o a sostituirlo a causa della presunta inefficacia. Invece è il paziente che, non assumendo il farmaco, fisicamente non ottiene nessun beneficio.

Ma la sanità è capace di sostenere i costi per introdurre questo dispositivo? Negli Stati Uniti l’assistenza sanitaria vede nei farmaci un segmento in rapida crescita e molto presto supereranno i costi dell’assistenza ospedaliera. Prima di inserire questo chip nei medicinali che causerebbe un sicuro aumento del prezzo degli stessi, bisogna valutare se effettivamente questo sistema porterà dei benefici nei pazienti onde evitare inoltre che si punti su una sola innovazione a livello di spesa tralasciandone altre.

Poi entrano in campo questioni prettamente etiche. Quanto ci sentiremmo a nostro agio con i nostri medici che controllano i nostri comportamenti quotidiani? Che tipo di consenso è necessario? I pazienti affetti da malattie croniche e che potrebbero giovarsi più di altri di questo sistema sono disposti ad aprire le loro case e le loro vite ai fornitori di assistenza sanitaria? Dove disegniamo il confine?

I crescenti sviluppi della tecnologia sono sicuramente da apprezzare; la telemedicina e il monitoraggio a distanza aiuterà senza dubbio a fornire cure più adeguate, convenienti, meno costose e più incentrate sul paziente. In questo caso specifico sembra invece che le domande superino le risposte.

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