Fuga di 10.000 cervelli medici dall’Italia tra il 2005 e il 2015

Fuga di 10.000 cervelli medici dall'Italia tra il 2005 e il 2015 Medicina

Tra il 2005 e il 2015 sono oltre diecimila i medici e ottomila gli infermieri che hanno lasciato l’Italia per lavorare all’estero. La “fuga di cervelli” non dovrebbe rallentare in tempi brevi, con stime che suggeriscono che le cose peggioreranno prima di iniziare a migliorare.

Il numero di italiani emigrati è più che raddoppiato tra il 2010 e il 2014, secondo un rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il quale mostra che tra i principali paesi di destinazione ci sono il Regno Unito, la Germania, la Svizzera e la Francia. Secondo dati più recenti, ogni anno circa 1.500 laureati in medicina vanno a frequentare le scuole di specializzazione all’estero e una cospicua percentuale di loro non ritorna più in Italia. Il sindacato medico ANAAO Assomed prevede che il Servizio sanitario nazionale perderà altri 70 mila medici professionisti tra il 2023 e il 2025.

Per i medici, la destinazione principale è la Gran Bretagna (33%); a seguire la Svizzera con il 26%. I professionisti che emigrano maggiormente sono ortopedici, pediatri, ginecologi e anestesisti. Questa continua fuga causerà problemi ai vari trattamenti ospedalieri.

Economicamente, all’Italia costa la formazione medica, che si aggira intorno a 150 mila euro per ogni medico. La regione italiana al primo posto per l’emigrazione medica è il Veneto; il governatore Luca Zaia ha chiesto un’azione urgente per cercare di fermarla. Zaia dà la colpa al numero chiuso nelle università, alla mancanza di borse di studio specializzate, alla mancanza di accesso agli ospedali per i giovani laureati e al pagamento insufficiente per i professionisti medici.

Il presidente della Consulcesi Massimo Tortorella, che aiuta i medici italiani nella loro formazione medica nel Regno Unito, ha affermato che lavorare all’estero offre migliori opportunità rispetto che in Italia. “Nel Regno Unito, la professione è più meritocratica”, ha dichiarato Tortorella, “le prospettive di carriera sono migliori ed i salari sono molto più alti. L’Italia lavora duramente per formare eccellenti operatori sanitari, spendendo ingenti somme di denaro. Peccato poi vederli andare via”.

Persino i leader della Chiesa cattolica hanno espresso la loro preoccupazione per l’alto tasso di emigrazione. Nel 2016, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) denunciò il pesante esodo di questi giovani medici italiani, avvertendo che la perdita di questi talenti significava “impoverimento culturale”. All’epoca, il cardinale Angelo Bagnasco aveva collegato gli alti livelli dell’emigrazione alla crisi economica in atto, la quale aveva prosciugato il mercato del lavoro e lasciato molti italiani in gravi difficoltà finanziarie. Sfortunatamente, da allora la crisi è andata peggiorando.

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