Hiv, ora c’è un test che evita errata diagnosi nei bambini

Hiv, ora c'è un test che evita errata diagnosi nei bambini Esami

Quando si parla di Hiv il primo pensiero è rivolto al continente africano dove i malati di Aids sono ancora tanti. Nonostante le informazioni sulla prevenzione sono diffuse, in molti ancora credono che l’hiv riguardi soltanto determinate categorie di persone dovute alle loro scelte di vita e quindi se ne preoccupano poco. Altre invece provano un terrore atavico a volte eccessivo e ingiustificato. In entrambi i casi la percezione del rischio è condizionata da stereotipi e pregiudizi diffusi e radicati che portano a rimuovere il problema o a ingigantirlo.

Come dicevo, nel continente nero la malattia è molto diffusa. In Sud Africa ad esempio le diagnosi spesso vengono fatte in modo superficiale costringendo questi “falsi” infetti da Hiv un trattamento non necessario. Confermare ulteriormente il test potrebbe ridurre questa inconvenienza soprattutto quando di mezzo ci sono bambini. I test di conferma sono raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalle linee guida sudafricane, ma in molte situazioni l’assorbimento di questo concetto è puerile.

La specificità dei test sull’acido nucleico (NAAT) per la diagnosi precoce dell’HIV infantile (EID) è inferiore al 100%, il che significa che alcuni neonati vengono erroneamente diagnosticati. Utilizzando un modello di simulazione computerizzata, gli autori di un nuovo studio hanno esaminato l’impatto che ha una seconda NAAT nei neonati per confermare un primo risultato positivo. Questa NAAT ha avuto una specificità del 99,6% e una sensibilità del 100%.

Senza test di conferma, 128 bambini su 1000 che avevano iniziato la terapia antiretrovirale (ART) erano in realtà non infetti da HIV, a causa di diagnosi falso-positive; con i test di conferma, solo un bambino su 1000 che iniziavano la ART era realmente non infetto.

Questi nuovi test, oltre ad evitare costose e inutili cure per bambini non infetti da HIV, sono stati progettati anche per risparmiare sui costi per ogni singolo bambino trattato. Lo studio ha continuato a dimostrare che quando viene utilizzato il test di conferma, l’ART deve essere iniziata immediatamente dopo un primo NAAT positivo. Attendere troppo per il secondo test può ridurre notevolmente sia la sopravvivenza a breve che a lungo termine per i bambini infetti da HIV.

“Riteniamo che l’uso di un secondo NAAT per i test di conferma ridurrà sostanzialmente la percentuale di neonati diagnosticati erroneamente e avviati alla ART considerando che in Sud Africa la trasmissione di HIV infantile è piuttosto bassa” osserva il dott. Andrea Ciaranello del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School, tra l’altro autore dello studio. “Anche se le differenze tra il costo previsto e quello effettivo si sono ridotte, i test di conferma potrebbero ulteriormente comportare un risparmio non solo in Sud Africa ma anche in molte altre nazioni africane”.

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