Uno studio mette in evidenza i pericoli della carenza di vitamina B12

Uno studio mette in evidenza i pericoli della carenza di vitamina B12 Benessere

Gli scienziati della Rice University (USA) hanno scoperto il legame che c’è tra una dieta con carenza di vitamina B12 e l’aumentato del rischio di infezioni da parte di agenti patogeni mortali. Per testare la carenza di vitamina B12, gli scienziati hanno utilizzato i nematodi, uno degli organismi esistenti più semplici.

Nonostante la loro semplicità, i nematodi chiamati Caenorhabditis elegans (C. elegans) e lunghi 1 millimetro condividono un limite con gli esseri umani: non possono produrre vitamina B12 e devono ottenerla attraverso una specifica dieta. Questa carenza li danneggia a livello cellulare, riducendo la capacità di questi vermi di metabolizzare gli aminoacidi a catena ramificata (BCAA).

La ricerca ha dimostrato che la ridotta capacità di abbattere i BCAA ha portato ad un accumulo tossico di sottoprodotti parzialmente metabolizzati, i quali hanno danneggiato la salute dei mitocondri. Natasha Kirienko, membro del team di ricerca, è stata la prima a notare l’effetto negativo della carenza di B12 sui nematodi. E’ accaduto quando indagava sugli effetti della Pseudomonas aeruginosa (P. aeruginosa), una malattia potenzialmente mortale, sia per vermi che per l’uomo, e che infetta circa 51.000 di pazienti ospedalieri ogni anno.

Il suo laboratorio, come migliaia di altri in tutto il mondo, utilizza la C. elegans come organismo modello per studiare gli effetti di malattie, droghe, tossine e altri processi che colpiscono uomini e animali. In molti laboratori di ricerca i vermi vengono nutriti con Escherichia coli (E. coli), un comune batterio dell’intestino umano che è esso stesso un organismo modello. “Abbiamo scoperto che il passaggio tra il ceppo di E. coli OP50 e il ceppo HT115 ha modificato drasticamente la tolleranza allo stress del verme”, ha detto la Kirienko.

I ricercatori hanno condotto numerosi test per confermare i loro risultati ed escludere altri possibili meccanismi per l’effetto. Hanno anche scoperto che la C. elegans aveva la capacità di resistere all’infezione di un altro agente patogeno mortale umano, l’Enterococcus faecalis.

Alcuni ricercatori hanno spiegato come lo studio evidenzi la necessità che i laboratori di C. elegans in tutto il mondo prestino attenzione ai possibili impatti differenziali della dieta sui risultati sperimentali. Alcuni utilizzano l’OP50 come cibo standard e altri usano l’HT115 o addirittura un altro ceppo di E. coli.

Questi risultati mostrano che ci sono significative differenze metaboliche tra queste diete, ed è probabile che tali differenze possano contribuire a una sostanziale incertezza nei risultati della ricerca. La Kirienko conclude dicendo che “questo lavoro è correlato nel senso che si concentra sulla salute dei mitocondri. In questo caso, stiamo lavorando per migliorare la loro salute per aiutare a combattere le infezioni. Inoltre, vogliamo danneggiare i mitocondri nelle cellule tumorali per ucciderli”.

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