Alzheimer: dal plasma giovane riscontrati effetti positivi

Alzheimer: dal plasma giovane riscontrati effetti positivi Medicina

Possono le trasfusioni di sangue giovane invertire il danno causato dalla malattia di Alzheimer? I ricercatori che cercano di rispondere alla domanda dicono di aver trovato dei trattamenti sicuri e hanno ottenuto un piccolo suggerimento che può soltanto aiutare. Il team della Stanford University ha scoperto che le trasfusioni di plasma dei giovani sani ha portato benefici ai pazienti di Alzheimer che li hanno ottenuti. Alcuni di essi sembravano aver ricevuto dei benefici nelle abilità della vita quotidiana, anche se l’aumento delle capacità di memoria e di pensiero non è per adesso avvenuto.

Queste trasfusioni di sangue giovane non hanno dato risposte certe per trattare la malattia; lo studio è molto lungo e complesso e dimostrarlo è un obiettivo ancora lontano. Ma dimostra che vale la pena di andare avanti accumulando più prove, ha detto il Dott. Sharon Sha, che ha eseguito il programma di test a Stanford. “Anche se è molto emozionante, è ancora prematuro dare certezze”, ha aggiunto il dottore “Dobbiamo continuare ad andare avanti per capire cosa c’è nel plasma giovane”.

Il plasma è la parte liquida del sangue ricavato dalla rimozione delle cellule rosse e immunitarie.Questa scoperta è avvenuta nel laboratorio di Tony Wyss-Corau a Stanford quando un team di ricercatori ha effettuato la trasfusione di plasma umano in alcuni topi vecchi evidenziando questo miglioramento. Questo lavoro ha fatto scalpore e ha dato il via ad un’azienda, la Alkahest, per svilupparlo e trattarlo sugli umani trattando quindi le malattie legate all’invecchiamento.

Alkahest prevede di andare avanti con studi clinici formali su 40 volontari per il prossimo anno, ha detto Joe McCracken, vice presidente per lo sviluppo. “Abbiamo a disposizione uno studio con quello che riteniamo sia un prodotto commercialmente valido che inizierà all’inizio del prossimo anno”, ha dichiarato McCracken. Stanford stava facendo quello che si chiama una prova, solo per controllare la sicurezza del trattamento, in 18 volontari con una moderata malattia di Alzheimer.

All’inizio hanno trattato metà dei pazienti con un plasma comune e dando invece all’altra metà quello giovane senza che nessuno sapesse quale paziente avesse ottenuto il vero trattamento. Poi hanno invertito le parti.

Siccome stavano impiegando così tanto tempo e molto sforzo, hanno fatto la prova su nove persone sapendo di effettuare l’esperimento reale utilizzando un’unità di plasma, undici a settimana per un mese, da giovani donatori sani sotto l’età di 30 anni. Non c’era alcun effetto positivo misurabile sulla memoria o sul pensiero; la squadra ha raccontato le sperimentazioni cliniche alla conferenza sull’Alzheimer a Boston evidenziando le risposte differenti date dalle badanti su un questionario in merito ai cambiamenti sui pazienti.

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