Dieta a basso residuo: cosa eliminare per non avere problemi

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La dieta a basso residuo è un regime alimentare particolarmente indicato per coloro i quali, per ragioni spesso legate al loro stato di salute, non possono esagerare troppo con le fibre.

Esistono infatti degli individui per i quali le fibre non fanno così bene: in tali circostanze, questi elementi dietetici possono aggravare i sintomi nella sindrome del colon irritabile e di altre malattie antinfiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn, la diverticolite o la colite ulcerosa. Inoltre la loro assunzione va ridotta fortemente anche durante alcuni trattamenti farmacologici o radioterapici, e persino prima di una colonoscopia. Ci sono anche dei soggetti che mostrano intolleranze e allergie, ai quali le fibre vengono appunto sconsigliate.

Insomma, per tutta una serie di ragioni ci sono casi in cui le fibre non sono così indicate. In tutti questi casi può essere di grande aiuto una dieta a basso residuo, che significa, molto semplicemente, povera di fibre.

Alla base di questo regime alimentare v’è una limitazione di cibi contenenti fibre, e quindi frutta, verdura, cereali integrali e legumi: considerate che se per un individuo in salute vengono consigliati 30 grammi di fibre, nel caso di queste persone l’apporto quotidiano non può superare gli 8-10 grammi totali.

Per fare questo bisogna

  • evitare tassativamente i cereali integrali e preferire quelli raffinati;
  • sbucciare con attenzione frutta e verdura, togliendole dai semi e da eventuali tegumenti fibrosi interni (come possono essere quelli che troviamo negli agrumi);
  • prediligere verdura ben cotta;
  • consumare frutta cotta, a meno che non si tratti di banane e avocado ben maturi;
  • evitare la frutta secca a guscio, la frutta essiccata e più in generale la frutta cruda;
  • evitare le verdure crude e alcune anche cotte (piselli, cavolo, cavolini di Bruxelles, mais, cipolle e cavolfiore);
  • evitare o ridurre il più possibile il consumo di legumi come lenticchie, fagioli o soia;
  • evitare il burro d’arachidi, le confetture e le conserve (sott’aceti, olive, ecc.);
  • evitare i succhi di frutta con polpa e semi, prediligendo quelli privi di polpa.

Si consiglia inoltre di ridurre, o meglio eliminare, alcuni alimenti infiammatori. Qualche esempio? Sostituire cibi e bevande ricche di caffeina e teina con i rispettivi decaffeinati; evitare anche latte e derivati, salumi, carni conservate e spezie irritanti quali peperoncino, pepe e curry.

Per tutte queste ragioni, soprattutto per via della limitazione di frutta e verdura, una dieta a basso residuo si appoggia a degli integratori naturali pur di reintegrare sali minerali come potassio e magnesio e vitamine come vitamina C, K e beta-carotene.

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