Aborto, a Trapani impossibile praticarlo: tutti medici obiettori

aborto-medicoL’unico medico non obiettore di coscienza che praticava aborti nell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani è andato in pensione, ed ora i sei medici rimasti in servizio nella stessa struttura sono tutti obiettori. Per il momento dunque nel capoluogo di provincia non è possibile interrompere la gravidanza e la legge 194, di fatto, in questo angolo di Sicilia non trova alcuna applicazione.

A denunciarlo sono i sindacati di Cgil e Uil, che in un documento congiunto scrivono: “Non viene più garantito a Trapani il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza”. I rappresentanti delle sigle sindacali hanno pertanto chiesto di poter incontrare il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale, il dottor Fabrizio De Nicola, per affrontare in un faccia a faccia la situazione e per rimediare a una fattispecie in cui un diritto, oltre che una legge, viene puntualmente snobbato. Il direttore nel frattempo ha già fatto avere una sua risposta: “Il personale può continuare a scegliere sempre secondo coscienza – ha dichiarato – ma attiveremo una convenzione con strutture private per continuare a garantire questo servizio”.

Secondo Antonella Granello della Cgil e Antonella Parisi della Uil, che hanno appunto portato all’attenzione pubblica questo incredibile vuoto, a Trapani si registrano annualmente circa 600 richieste di interruzione volontaria di gravidanza. Ciò significa che c’è una grossa fetta di popolazione bisognosa di questo servizio, e che nel frattempo in cui gli aborti chirurgici risulteranno impraticabili, ci sarà il concreto rischio che le donne si ritroveranno a dover fare affidamento agli aborti clandestini.

“Ci batteremo – hanno dichiarato Granello e Parisi – affinché anche in provincia di Trapani venga garantito il servizio di interruzione della gravidanza, un’adeguata assistenza sanitaria e che si potenzino i consultori proprio come prevede la legge”.

Anche l’Unione Donne Italiane di Trapani si è interessata alla vicenda, affermando che “come abbiamo ricevuto la notizia del pensionamento, ci siamo immediatamente interessate affinché questo servizio, a favore delle donne e del rispetto della loro salute, continuasse ad essere erogato. Abbiamo anche chiesto che venisse rafforzato il servizio tenendo sotto controllo lo spropositato numero di obiettori di coscienza, di cui la Sicilia conta un triste primato: si tratta di un problema culturale e gestionale che ci auguriamo possa venire rimodulato”.

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